ESAME CRITICO DEL PROGETTO DI LEGGE SULL’ “EDUCAZIONE SESSUALE” NELLE SCUOLE
a cura della Associazione Famiglia Domani
La Commissione settima (Cultura-Istruzione) della Camera dei Deputati ha approvato in sede referente, in data 16 gennaio 1992, un progetto di legge che prevede l’introduzione della cosiddetta educazione sessuale nella scuola italiana.
Questo testo è il risultato finale di un iter parlamentare cominciato nel 1975, quando le forze di Sinistra, dopo essere riuscite ad imporre all’opinione pubblica italiana la legge sul divorzio, avanzarono senza perder tempo la richiesta di legalizzare anche l’aborto, l’eutanasia e, appunto, l’introduzione dell’ “educazione sessuale”nelle scuole, il cui promotore fu fin dall’inizio il PCI.
Due anni fa questo iter si è concluso con l’elaborazione di un progetto di legge unitario - relatore il deputato del PDS Bianca Gelli - che gode del consenso di quasi tutti i partiti, con la sola eccezione del MSI. Nel corso della X legislatura, malgrado reiterati tentativi ai quali la nostra Associazione si è sempre opposta, le Sinistre non sono riuscite a far approvare il progetto di legge; dobbiamo presumere però che nel prossimo futuro esso possa essere riproposto, rischiando di diventare Legge dello Stato.
Questo Esame critico vuole dimostrare come il testo in questione è sostanzialmente contrario alla morale cattolica e al diritto naturale; se fosse approvato, contribuirebbe ad accelerare il processo di corruzione della gioventù e di scristianizzazione della società italiana, mediante un insegnamento scolastico pervertitore dei costumi.
1. Il sesso non può essere materia di insegnamento pubblico
Il primo articolo del progetto di legge recita testualmente: “La scuola di ogni ordine e grado (...) concorre allo sviluppo integrale della personalità degli alunni, in collaborazione con i genitori. A tal fine contribuisce: a) a fare acquisire la conoscenza e la consapevolezza degli aspetti e dei significati della sessualità, anche attraverso una corretta informazione; b) a fornire ai giovani gli strumenti culturali e i criteri di giudizio, per assumere comportamenti responsabili e rispettosi di sé e degli altri; per riconoscere il valore della diversa identità maschile e femminile; per educare ad una cultura della sessualità responsabile verso la procreazione e attenta ai valori della vita e della famiglia, sempre nel pieno rispetto della dignità personale e della coscienza morale e civile dei giovani e della libertà di insegnamento dei docenti” (art. 1).
È necessario osservare preliminarmente che se è vero che compito della scuola è quello di “concorrere allo sviluppo integrale della personalità degli alunni in collaborazione con i genitori”, è assolutamente falso che questo fine si possa raggiungere attraverso una “corretta informazione” sui significati della sessualità ed una “educazione ad una cultura della sessualità”, sia pure “attenta ai valori della vita e della famiglia”.
La retta ragione e l’insegnamento della Chiesa dimostrano che una vera educazione in campo sessuale, per essere tale, non può essere pubblica, né tantomeno promiscua, ma solo privata e personale: questo compito compete strettamente alla famiglia; ciò significa che la scuola non può impartire alcun tipo di pretesa “educazione sessuale”.
L’attività sessuale non è infatti una attività umana dalle caratteristiche puramente fisiologiche, quali il respirare o il mangiare; essa è strettamente legata alla sfera morale della persona, cioè alla oggettiva legge morale e naturale, e non vi può essere “corretta informazione” né pretesa “educazione” al di fuori di essa.
Si potrebbe obiettare che un intervento legislativo in questo campo sarebbe pur sempre necessario per regolamentare la formazione dei giovani, sottraendoli ad influenze corruttrici incontrollabili. Rispondiamo che non tutto è legiferabile, ed anzi proprio le cose più importanti della vita tendono a sottrarsi alla regolamentazione giuridica: fra queste va annoverata senz’altro la retta educazione sessuale. Il problema non sta quindi nell’elaborare una legge in materia che sia il più possibile onesta, ma semplicemente nel far sì che un argomento così delicato e scottante come quello della sessualità venga lasciato al suo ambiente naturale, cioè alla famiglia, e sottratto alle pericolose ingerenze di uno Stato dichiaratamente laicista e agnostico in campo morale qual’è, purtroppo, quello italiano.
Quanto poco poi possa valere il fugace riferimento alla famiglia dell’art. 1, presentato come una vittoria da alcuni parlamentari democristiani, lo si può capire dal fatto che i principali partiti promotori del progetto in questione, ossia il PDS e il PSI, sono gli stessi che contemporaneamente propongono in Parlamento di estendere il riconoscimento giuridico di “famiglia” anche alle coppie omosessuali; così come per quanto riguarda l’accenno alla “coscienza morale”, è evidente che ci si vuol riferire ad una mera coscienza soggettiva, ossia ad una convinzione individuale che non può certo assurgere al valore di norma oggettiva e universale.
Se si vuole preservare i giovani dal rischio di soggiacere a un’incontrollabile iniziazione sessuale determinata dalla strada o dalle cattive amicizie, la soluzione non sta nell’imporre loro un’istruzione sessuale di Stato, altret-tanto corruttrice e ancor più insidiosa nella sua apparente neutralità, ma nell’aiutare le famiglie a svolgere la loro missione di formazione dei figli, soprattutto creando un ambiente sociale sano e preservato dalle influenze del pansessualismo: esattamente il contrario di quanto lo Stato italiano ha fatto dal 1968 ad oggi.
2. L’amoralismo del progetto di legge
L’art. 2 del progetto di legge è ancora più inquietante per quanto riguarda la domanda fondamentale che occorre porsi: a quale concezione dell’uomo si ispira il progetto di legge? Quale modello umano verrà implicitamente o esplicitamente insegnato nei corsi sulla sessualità? Il testo approvato non lo spiega, limitandosi ad affermare vaga-mente: “I contenuti e le modalità delle tematiche (...) tengono conto delle diverse proposte in un quadro di pluralismo culturale” (art. 2, § 3). “I contenuti (...) attengono all’informazione scientifica ed agli aspetti psicologici, affettivi, etici, sociali, antropologici, storici, culturali e giuridici della sessualità” (art. 2, § 4).
Il disegno di legge evoca un “quadro di pluralismo culturale” caratterizzato dalla compresenza di varie opzioni etiche, come se nel campo della morale l’odierna discordanza e confusione delle idee non fosse un male cui rimediare, ma un modello da imporre: un modello pluralistico che tuttavia vieta di basarsi su valori oggettivi!
Questo evitare di prendere posizione in campo morale comporta in realtà una vera e propria scelta implicita di fondo: sostenere infatti che il “pluralismo etico” rende ugualmente accettabili tutte le proposte, equivale a professare una sorta di relativismo morale che rifiuta opportunisticamente affermazioni di principio e valori oggettivi.
Questa assenza di fondamento morale non è una lacuna secondaria, ma primaria, ed è causa di gravissime conseguenze. “Educare” significa infatti formare, ossia influire nell’animo dei giovani per trasformarli a somiglianza di un modello proposto come ideale; l’educazione esige pertanto di rifarsi ad un modello morale, ossia riguardante il retto agire umano, che non può essere un’arbitraria invenzione sociale ma deve corrispondere all’oggettiva natura umana, quale è uscita dalle mani del Creatore, che ne ha stabilito le caratteristiche e ne ha tracciato la via di sviluppo. Solo in questo modo si potrà superare l’aspetto meramente informativo del problema per determinare e insegnare cosa è bene e cosa è male, cosa è lecito e cosa è illecito, nel campo della sessualità.
Spetta dunque non alla “educazione sessuale”, ma alla educazione culturale e morale insegnare innanzitutto i doveri morali dell’individuo e della società nell’ambito della vita sessuale.
Nel progetto di legge in questione, al contrario, non c’è nessun riferimento preciso alla morale oggettiva: non si parla di doveri morali né si accenna ai valori del pudore o della castità o della continenza; sono assenti anche i concetti di colpa e di peccato e manca ogni riferimento al Peccato originale, le cui conseguenze segnano in maniera così pesante la vita sessuale degli uomini; anzi, il testo non accenna minimamente neppure ai fondamentali concetti normativi di virtù e di vizio.
Orbene, com’è possibile che quest’istruzione sessuale prevista dalla legge, pur rifiutando di basarsi sulla morale oggettiva e di rifarsi ai divini Comandamenti, possa concorrere ad un’integrale ed armonica formazione dei giovani?
In questo contesto di relativismo amorale elevato a principio, un’informazione sessuale potrà provocare solo gravi danni, fomentando nell’animo dei fanciulli le loro tendenze peggiori - suscitandole quando non ci sono ancora, attizzandole dove sono già latenti - e spingendoli verso una morbosa curiosità che ben presto esigerà la soddisfazione dei peggiori istinti.
Arrivati a questo punto, non sarà più possibile frenare né incanalare il potente fattore della sessualità indirizzandolo verso il suo vero e giusto fine principale, che è quello della procreazione nel matrimonio, ma si resterà impotenti davanti al desolante spettacolo di una gioventù debosciata e accecata dalle passioni che - cercando nel piacere sessuale un compenso alla propria immaturità e alle proprie frustrazioni - oscillerebbe tra l’irrazionale violenza degli istinti e l’altrettanto irrazionale fatalismo della delusione.
3. Sale in cattedra la “rivoluzione sessuale”?
Oltre a questa grave mancanza di contenuto, ossia di principio, il disegno di legge in questione si presta a numerose critiche anche dal punto di vista tecnico con riguardo alle modalità della sua attuazione pratica.
La pericolosità dell’insegnamento previsto dal progetto, ad esempio, è ulteriormente evidenziata dall’importante ruolo che nell’informazione sessuale, secondo quanto stabilisce il testo, svolgeranno i cosiddetti “esperti esterni”:
“L’introduzione delle tematiche si realizza in forme prevalentemente interdisciplinari, anche con il contributo di esperti esterni alla scuola” (art. 2, § 2). “Ai fini dell’approfondimento delle tematiche inerenti alla sessualità, iniziative extracurricolari sono programmate dagli organi collegiali competenti (...) e sono affidate ad insegnanti di scuola o anche ad esperti esterni” (art. 5, §§ 1 e 2). Per reperire questi esperti abilitati all’insegnamento, “la scuola fa riferimento all’Università, agli IRRSAE, agli Enti di ricerca, ai servizi territoriali socio-sanitari e agli enti ed associazioni professionali” (art. 4, § 3) che avranno il còmpito di aggiornare i docenti.
Queste precise disposizioni ci fanno capire sotto quale pericolosa guida finirebbe la formazione sessuale degli alunni. A tracciare le linee di tendenza e a fissare i programmi della materia, infatti, sarebbero non tanto i regolari docenti della scuola quanto i più avveduti e smaliziati “esperti esterni”, presumibilmente formati alla scuola del pansessualismo psicoanalitico oggi in vigore, e provenienti da quegli istituti, consultori sanitari o associazioni pseudo-umanitarie (come ad esempio la famigerata AIED) ben noti in Italia per propagandare da anni una “rivoluzione sessuale” attuata mediante le tecniche più immorali e traumatiche, quali la contraccezione, la sterilizzazione, l’aborto. Questi “esperti”, dunque, in forza della nuova legge, potrebbero domani salire in cattedra per insegnarvi pubblicamente, con l’autorità dello Stato e i soldi dei contribuenti, l’immoralità più sfacciata.
Per dimostrare che non esageriamo, sarà opportuno ricordare che ogni informazione teorica richiede un’applicazione pratica: quale sarà dunque l’applicazione pratica dell’educazione sessuale che questi “esperti” realizzeranno nelle classi? Possiamo purtroppo immaginarcela, se teniamo presente che già in alcune scuole - come accadde nel 1984 in un Istituto tecnico del bolognese - a tenere lezioni sulla sessualità furono chiamate alcune prostitute, invitate dagli stessi presidi in quanto “esperte” del rapporto maschio-femmina, e che alcune USL hanno avuto recentemente cura di istruire gli alunni sulla sessualità diffondendo “diari” sessuologici, com’è avvenuto nel Veneto, o propagandando la contraccezione artificiale nelle scuole, com’è accaduto in Romagna.
L’approvazione di questo disegno di legge non consentirà il generalizzarsi di simili perversi esperimenti?
4. Un insegnamento pansessualista
Se, quando si parla di contenuti e di valori, il disegno di legge resta estremamente vago, al contrario, quando si tratta di stabilire le concrete disposizioni regolamentari dell’insegnamento, il testo diventa improvvisamente determinato e persino rigido. Esso infatti prevede che l’ “educazione sessuale” sia obbligatoria, effettuata in tutte le scuole, e “diffusa” in tutte le materie.
Stabilendo che “la scuola di ogni ordine e grado” è tenuta a svolgere il programma dell’informazione sessuale (art. 1), e precisando che queste tematiche “non costituiscono materia a sé stante, ma sono parte integrante degli orientamenti educativi e dei programmi didattici di insegnamento” (art. 2, § 1), il progetto di legge in causa afferma chiaramente che l’ “educazione sessuale” non sarà circoscritta ad alcune ore settimanali, ma “diffusa” in tutte le discipline. L’argomento della sessualità, quindi, verrà organicamente inserito in tutte le materie già esistenti.
Questo potrà accadere in due modi: o il professore di italiano dovrà insegnare anche letteratura erotica, quello di storia la storia delle usanze sessuali, quello di filosofia la “filosofia dell’eros”, quello di arte l’arte erotica, e così via; oppure, peggio ancora, ogni materia verrà insegnata facendo riferimento ad una chiave d’interpretazione sessuale. Si può immaginare il disagio in cui si troveranno i docenti, quando saranno costretti a studiare e ad insegnare un argomento in realtà così estraneo al loro campo e così delicato e pericoloso sia nel suo contenuto che nelle modalità di presentazione agli alunni.
Il fatto stesso che l’insegnamento sulla sessualità non sia ridotto ad una materia a sé, ma venga svolto in tutte le discipline, ci conferma nel sospetto che questo progetto di legge, dietro il suo apparente “pluralismo”, si basi su una concezione pansessualista della realtà.
A quanto pare, infatti, l’argomento “sesso” viene considerato nel testo come una sorta di chiave che permette di comprendere tutto, come un elemento fondante capace di spiegare l’intera civiltà umana, compresi il pensiero, le lettere, le arti. Il teorico “pluralismo” di principio enunciato nell’art. 2 finisce insomma col tradursi, una volta concretizzato nelle disposizioni legislative, in un immorale insegnamento pansessualista pervertitore della formazione dei fanciulli.
5. Un attentato alla libertà di educazione
Il fatto che l’istruzione sessuale venga insegnata in modo “diffuso” ne comporta anche il carattere irrimediabilmente obbligatorio. Come l’aspetto storico della cultura, ad esempio, è presente in tutte le materie (storia della letteratura, della filosofia, dell’arte, etc.), così anche l’argomento del “sesso” verrà svolto in tutte le discipline, per cui l’alunno dovrà subirlo nell’atto stesso in cui riceve lezioni delle varie materie, né potrà farsene esonerare, come accade per la religione.
Questo voler imporre come obbligatoria l’informazione sessuale nelle scuole costituisce un vero e proprio attentato alla libertà personale e familiare sia dell’alunno che dei genitori.
In un campo così delicato, infatti, sarebbe necessario che, almeno, fosse riservata ai genitori la possibilità di esonerare i loro figli da questo così discutibile insegnamento. Del resto, il diritto naturale stabilisce - e la nostra stessa Costituzione lo prevede all’art. 30 - che i primi e principali agenti nel processo di educazione dei fanciulli siano i genitori e che il primo e principale ambiente formativo sia la famiglia, mentre allo Stato è affidato un ruolo semplicemente sussidiario, dovendo limitarsi ad aiutare la famiglia in ciò che questa non riesce ad adempiere. Attribuendosi il còmpito di formare integralmente i fanciulli, invece, lo Stato invade in maniera totalitaria un campo delicato che a rigore spetta alla famiglia, ed espropria i genitori di un loro diritto sacrosanto, come se fossero persone costituzionalmente incapaci di educare i loro figli.
Va anche messo in rilievo che il testo di legge, stabilendo che l’informazione sessuale venga insegnata nelle scuole “di ogni ordine e grado” (art. 1), prevede per ciò stesso che essa venga imposta non solo alle scuole statali, ma anche a quelle private, che per l’avvenire, se vorranno ottenere il riconoscimento dallo Stato, dovranno per forza dimostrare di svolgere regolarmente nei loro programmi l’informazione sessuale obbligatoria, conformemente alle disposizioni ministeriali.
Il testo stabilisce inoltre espressamente che le tematiche sessuali vengano insegnate agli alunni a partire dalle scuole materne (art. 4 § 3) e quindi fin dalla tenera età di 5 anni, per cui perfino i bambini più piccoli verranno abitua-ti a sentir parlare di “sesso” prima ancora che di matematica. Un’ulteriore conferma, questa, che il progetto di legge è stato formulato con l’intenzione di realizzare una vera e propria “rivoluzione sessuale” ai danni dell’infanzia innocente.
Infine, siccome il testo di legge non fa alcuna distinzione tra la formazione dei maschi e quella delle femmine, appare evidente che l’insegnamento di “sesso” avrà inevitabilmente carattere promiscuo. Per il semplice fatto che le classi scolastiche ormai raggruppano regolarmente alunni e alunne, ne deriva che anche l’informazione sessuale verrà svolta alla contemporanea presenza, nella stessa classe, di ragazzi di entrambi i sessi. Se invece consideriamo quanto è importante e necessario, alla luce della morale, che i fanciulli vengano formati in questo campo mantenendoli separati per sesso - allo scopo sia di impartire una formazione che rispetti le differenti esigenze psicologiche e caratteristiche naturali, sia di evitare morbosità che potrebbero derivare dalla promiscuità - possiamo valutare un altro fattore gravemente corruttore operante nel disegno di legge in causa.
6. Rieducazione sessuale dei genitori?
Evidentemente, la scuola non potrebbe realizzare pienamente la “rivoluzione sessuale” implicitamente prevista dal progetto di legge in causa, se i genitori mantenessero quella piena autorità sulla formazione dei figli che spetta loro per diritto naturale. Non c’è quindi da meravigliarsi se il testo approvato, pur affermando ipocritamente di voler tener presente le esigenze dei genitori, cerca in realtà di limitarne il ruolo in seno alla scuola:
“Il collegio dei docenti, su proposta dei consigli di classe e di interclasse della scuola (...), sentito il parere dell’assemblea di classe dei genitori e - per la secondaria superiore - anche il parere dell’assemblea di classe degli studenti, predispone l’inserimento delle tematiche relative alla sessualità nella programmazione didattica annuale” (art. 4, § 4). Lo stesso discorso viene ripetuto per le iniziative extracurricolari (art. 5,§1).
Come si vede, in pratica il ruolo scolastico dei genitori verrà ridotto all’aspetto puramente consultivo e risulterà messo sullo stesso piano di quello degli studenti, per cui padri e madri potranno al massimo avanzare buone proposte o protestare contro scelte corruttrici, ma non avranno in pratica alcuna possibilità di contrastare efficacemente le decisioni prese dagli “esperti”. L’autorità dei genitori verrà resa vana o scavalcata, finendo schiacciata tra il potere dei docenti formati dai “sessuologi”, dall’alto, e l’intervento dei ragazzi istigati dai docenti, dal basso.
Ma c’è di peggio: il testo prevede addirittura che i genitori vengano preventivamente sottoposti ad uno sconcertante “corso di rieducazione” di stampo stalinista: “Iniziative di approfondimento e di sensibilizzazione sulle tematiche inerenti alla sessualità possono essere rivolte specificamente ai genitori” (art. 5, § 3). Gli autori del progetto di legge vogliono evidentemente premunirsi in radice dal pericolo di una possibile ostilità o resistenza dei genitori: per evitare che costoro correggano a casa quello che i sessuologi pervertono a scuola, si cerca di rivoluzionare la mentalità dei genitori parallelamente a quella dei figli. Padri e madri verrebbero così convinti ad “aggiornarsi” e ad abbandonare i vecchi “tabù” aprendosi ai nuovi orizzonti del pansessualismo. Un altro particolare che ci fa capire quanto a fondo voglia spingersi quella “rivoluzione sessuale” che denunciamo.
7. Il sesso a fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica
È davvero paradossale che, proprio mentre nell’Est europeo crollano ignominiosamente le pretese ideologiche del totalitarismo sovietico, in Italia si voglia imporre una proposta di legge di ispirazione pansessualista che ricorda il progetto di “rivoluzione sessuale” tentato dal comunismo russo negli anni Venti. È ancor più sconcertante il fatto che in Italia i partiti cerchino di imporre il “sesso di Stato”, senza tener conto del fatto che proprio le nazioni occidentali che in passato hanno inserito l’istruzione sessuale nelle scuole, come la Svezia, la Danimarca e gli Stati Uniti, oggi tentano disperatamente di arginare una degradazione morale giovanile provocata appunto da leggi simili a quella che abbiamo esaminato. In conclusione, ci troviamo di fronte a un progetto di legge pansessualista e liberticida che, se verrà approvato, provocherà conseguenze gravissime nella formazione culturale e morale dei giovani e verrà a costituire una nuova tappa nel processo di scristianizzazione del nostro Paese. Se il decaduto vecchio Concordato tra lo Stato italiano e la Santa Sede aveva posto l’insegnamento della religione cattolica a “fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica” (art. 36), oggi al contrario, se fosse approvato questo disegno di legge, sarebbe l’ “educazione sessuale” ad essere posta a fondamento e coronamento dell’istruzione nazionale: sulla cattedra dalla quale è sceso il sacerdote salirebbe il sessuologo. Ciò è coerente con la filosofia di vita edonista e materialista a cui si ispirano i partiti di Sinistra. Ma lo è con la nostra?
Ogni italiano, in quanto cittadino e genitore, viene oggi direttamente preso di mira da questa offensiva immorale e anticristiana; ogni italiano quindi, specialmente se cattolico, ha il dovere - e dunque anche il diritto - di protestare contro questo progetto di legge corruttore facendo tutto quanto è legalmente possibile per impedirne l’approvazione. Se è vero, come è vero, che “tutta la forza dei malvagi sta nella debolezza dei buoni” (S. Agostino), e che la divina Provvidenza non aspetta che la volenterosa collaborazione dei fedeli per intervenire in loro aiuto determinando la vittoria della buona causa, allora possiamo concluderne che la salvezza o la rovina dei nostri giovani dipenderà concretamente dall’impegno che metteremo nel difendere i diritti di Dio, e i nostri diritti, nel campo dell’educazione scolastica.