Humanae Vitae 50 anni dopo: il suo significato ieri ed oggi

Il convegno internazionale svoltosi il 28 ottobre, nella Pontificia Università San Tommaso d’Aquino (Angelicum), per iniziativa di Voice of the Family sul tema: Humanae Vitae 50 anni dopo: il suo significato ieri ed oggi, ha aperto le celebrazioni per la promulgazione dell’ enciclica di Paolo VI, di cui il 25 luglio 2018 ricorre il cinquantesimo anniversario.

Il cardinale Walter Brandmüller ha aperto i lavori del convegno, sottolineando come Humanae Vitae, perfettamente inserita nel solco degli insegnamenti papali del XX secolo, sia uno straordinario esempio di come si svolge il processo della trasmissione della dottrina nella Chiesa, che, nel fluire del tempo, rimane identica a se stessa, proprio come la persona adulta continua a essere identica al bambino che è stata in passato.

Nella prima sessione, moderata da John Smeaton, direttore della Society for the Protection of Unborn Children (SPUC), ha preso la parola lo storico Roberto de Mattei, con una relazione intitolata L’enciclica Humanae Vitae nel contesto storico del suo tempo. A giudizio del relatore, l’Esortazione Amoris laetitia sembra segnare una rivincita dei contestatori dell’Humanae Vitae nel 1968. Qualcuno, osserva de Mattei, potrebbe formulare l’obiezione secondo cui i teologi e i Pastori che oggi criticano l’Esortazione Amoris laetitia di papa Francesco, si trovano in una posizione simile a quella dei teologi e dei vescovi del dissenso che ieri si opposero alla Humanae Vitae. La risposta a questa obiezione, però non è difficile.

L’errore dei cattolici del dissenso del 1968 non stava nel resistere a Paolo VI, ma nel rifiutare l’insegnamento perenne della Chiesa, di cui il Papa era in quel momento portavoce. Chi oggi critica la Amoris laetitia, come i cardinali dei Dubia e gli autori della Correctio filialis, non intende opporsi al Papa, di cui riconosce la suprema autorità, ma ad un documento che contraddice la Tradizione della Chiesa.

È intervenuto poi il filosofo austriaco Josef Seifert, fondatore dell’Accademia di Filosofia del Liechtenstein, che si è soffermato sulla drammatica questione del male morale. Ogni male morale, non importa quanto piccolo, supera in importanza in modo incomparabile ogni male fisico. Non ha alcun vantaggio l’uomo che conquista il mondo intero, se perde la propria anima. A causa della specifica assolutezza della sfera morale, non esiste alcun motivo per permettere un atto che è intrinsecamente malvagio. Infatti, se potessimo salvare il mondo intero con  un singolo atto immorale, non avremmo comunque il permesso di compierlo. L’etica della situazione, l’utilitarismo ed il consequenzialismo, come anche il principio che il fine giustifica i mezzi, oscurano questa verità fondamentale che fu riconosciuta già da Socrate, ossia: «È meglio per un uomo subire un’ingiustizia che commetterla».

Padre Serafino Lanzetta, della Facoltà teologica di Lugano, ha evidenziato che la visione dottrinale di Humanae Vitae poggia su due principi abusati per favorire i metodi artificiali di controllo delle nascite, ma spiegati da Paolo VI nell’ottica dell’intera Rivelazione: a) l’amore umano e b) la paternità responsabile. L’amore veramente umano unisce i genitori e li rende così capaci di trasmettere il dono della vita; il dono della vita, a sua volta, è espressione dell’amore umano. Questo è importante per non porre una frattura tra unione e procreazione.

Paolo VI, nella Humanae vitae, spiega, con un notevole progresso magisteriale rispetto al Concilio Vaticano II e riagganciandosi alla Casti Connubi di Pio XI, che «qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita». Qui si saldano la verità dell’amore, quindi dell’unione, con il fine sempre primario della procreazione. L’unione matrimoniale perciò è per la procreazione e la procreazione perfeziona l’unione. la verità dell’unione trova il suo compimento nell’amore generativo di nuove vite e la fecondità dell’amore a sua volta si innesta sull’unità indissolubile della coppia.

 

 

La sessione pomeridiana del convegno, moderata da don Shenan Boquetpresidente di Human Life International, è stata inaugurata da Jean Marie Le MénéPresidente della Fondazione Lejeune, che si è intrattenuto sulla visione del Prof. Jérôme Lejeune, primo presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Le Méné ha spiegato come dissociare il figlio dall’amore coniugale è, per la nostra specie, un errore innanzitutto di metodo. Questa è la sequenza degli errori:  a) la contraccezioneche rifiuta il frutto dell’unione, uomo-donna, cioè il figlio; b) la fecondazione extra-corporale, cioè volere il figlio senza l’unione uomo-donna; c) l’aborto, che è disfarsi del proprio figlio; d) la pornografia, che è la distruzione dell’amore uomo-donna.

Il dott. Thomas Wardfondatore e presidente della National Association of Catholic Families, si è intrattenuto soprattutto sul diritto dei genitori ad educare i propri figli, osservando che la rimozione dei diritti dei genitori come primi educatori è iniziata con la contraccezione e l’educazione sessuale nelle scuole. Ciò ha prodotto una metastasi che include l’aborto adolescenziale, servizi medici generali, scuola omosessuale, indottrinamento nella teoria gender ed in Germania perfino il carcere per i genitori che esercitano il loro diritto di educatori. Ma secondo l’insegnamento della Chiesa i genitori devono essere riconosciuti come i primi educatori dei propri figli. Di fronte alla inquietante possibilità di una revisione di Humanae Vitae, dobbiamo chiederci: questo insegnamento è stato revocato nel presente Pontificato? 

Il dott. Philip SchepensSegretario Generale della Federazione Mondiale dei Medici che Rispettano la Vita Umana, ha focalizzato il suo intervento sugli aspetti demografici ed il bassissimo tasso di natalità nelle nazioni europee, con conseguente rischio di sostituzione etnica ad opera di popolazioni afro-asiatiche. La contraccezione, che attraverso la separazione dell’atto sessuale dalla procreazione, lo trasforma unicamente in un atto di piacere senza responsabilità, priva il genere umano del suo futuro.

John Henry Westen, cofondatore e direttore di Lifesitenews ha parlato su La sovversione del Magistero: “autorizzare” il male intrinseco all’interno della Chiesa. Negli ultimi anni, sotto l’attuale Pontificato, ha detto, si è verificato un drammatico cambiamento di paradigma nella morale sessuale cattolica, che ha portato i laicisti a dirsi entusiasti del nuovo corso. Non mancano esempi di Prelati che, su tematiche cruciali come l’eucaristia ai divorziati risposati, hanno mutato la loro opinione da negativa a positiva, basandosi su Amoris laetitia. Oggi si assiste ad un tentativo di rileggere Humanae Vitae alla luce di Amoris laetitia, con un crescente rischio di confusione, ad esempio per quanto riguarda la contraccezione, che in certi casi potrebbe essere sdoganata come male minore. Ciò avverrà se si abbandonerà la dottrina dell’“intrinsece malum” a favore del primato della coscienza. Ad avviso di Westen, sono le stesse parole del Pontefice, rilasciate in alcune occasioni, ad autorizzare tali nuove interpretazioni.

I lavori sono stati quindi conclusi da S. E. mons. Luigi Negri, arcivescovo emerito di Ferrara. Il suo contributo si è focalizzato sul concetto di missione, che applicato al matrimonio, considerato come un modello che la Chiesa non potrà mai rinunciare a proporre, implica resistenza alle ideologie anticristiane e testimonianza dell’incontro personale con Gesù Cristo. La famiglia è comunione per la missione e la missione specifica della famiglia è propagare la vita di generazione in generazione.

Ai lavori hanno partecipato anche l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, già nunzio apostolico negli Stati Uniti e il Rettore della Pontificia Università San Tommaso d’Aquino. Le relazioni sono state seguite da domande e risposte di fronte ad un affollatissimo pubblico composto da circa trecento studiosi, sacerdoti, giovani ed esponenti di gruppi pro-life provenienti da tutto il mondo.

 

Tommaso Monfeli per Corrispondenza Romana