Gigli, Avvenire e la Marcia per la Vita

La prossima edizione della Marcia per la Vita si terrà a Roma il 19 maggio 2018. La prima Marcia si tenne a Desenzano sul Garda nel 2011. Ogni anno, in un clima di gioia di speranza e di fierezza, hanno marciato in difesa della vita umana, dal concepimento alla morte naturale, migliaia e migliaia di cittadini: uomini e donne, giovani giovanissimi e anziani, accompagnati da molti sacerdoti e religiosi.

Eppure, il Movimento per la Vita, per bocca del suo presidente Gian Luigi Gigli, invita i membri della sua associazione a non prendere parte alla Marcia di quest’anno, attraverso un duro attacco pubblicato su Noi Famiglia & Vita (p. 27).

Il motivo invocato – benché secondo noi sconclusionato e arbitrario – è il seguente. Gigli, crede che esista una sorta di complotto mondiale anti papa Francesco, i cui savi anziani siano diffusi proprio tra i cattolici militanti, nelle due sponde dell’Oceano. D’altra parte, “il culmine degli attacchi è stato raggiunto con un pesante documento, circolato in rete il 12 dicembre scorso. Il documento, redatto in Nord America in lingua inglese e firmato da 37 organizzazioni pro-life e pro-family di 13 paesi si intitola Non seguiremo i pastori che sbagliano”. Questo Manifesto, sempre secondo Gigli, “crea inevitabili divisioni nel mondo dei pro-life”, e la Marcia per la vita sarebbe essa stessa divisiva e inadeguata, anche perché “il Papa e la Chiesa cattolica sono in Italia e nel mondo i più importanti alleati di coloro che difendono la vita umana e ne promuovono la causa”.

Il fatto che questo documento, fermo e rispettoso nei confronti delle autorità ecclesiastiche, sia stato firmato dalle più importanti associazioni internazionali pro-life, dovrebbe far riflettere l’on. Gigli, che è talmente immerso nella politica italiana da dimenticare la crisi religiosa e morale dei nostri tempi.

Inoltre, la Marcia per la Vita, benché composta principalmente da cattolici, è aperta a persone di ogni orientamento, purché se ne condivida il messaggio di difesa della vita senza compromessi. Se quindi, alla Marcia possono partecipare anche non-cattolici e perfino non battezzati, in nome di cosa si potrebbe impedire la partecipazione di quei cattolici che hanno dubbi, al seguito di cardinali, vescovi e prelati, circa la coerenza della cattolicità nella tutela dei principi non negoziabili?

La Marcia poi, benché aperta come detto a tutti gli uomini di buona volontà, ha sempre chiesto, e ottenuto, la benedizione dei Pontefici, prima Benedetto XVI e da alcuni anni Francesco, i quali, quando hanno potuto, hanno salutato i marciatori della vita all’Angelus (come chiunque può verificare sul web). Non citare questo in un articolo che vorrebbe mettere in dubbio la buona fede (cristiana) degli organizzatori appare parziale e ingiusto.

Alla Marcia, dalla prima edizione del 2011 ad oggi, hanno dato la loro adesione esplicita (e scritta) decine e decine di cardinali e vescovi (inclusi presidenti di conferenze episcopali e Segretari di Stato), la cui lista sarebbe troppo lunga da richiamare in questa sede. E anche questo fatto viene celato nell’articolo…

Scrive Gigli: “Negli anni passati il MpV aveva scelto di non partecipare e non promuovere la Marcia”. Ma se la ragione per cui quest’anno il Gigli scoraggia pubblicamente la partecipazione alla Marcia sta nel Manifesto pro-life di cui sopra, “circolato in rete il 12 dicembre scorso”, per quale ragione il Movimento per la Vita, non vi ha partecipato gli anni passati, mentre tante associazioni cattoliche, parrocchie, istituti religiosi e molti membri del laicato erano con noi in piazza a Roma? Il MpV mette la difesa della vita umana innocente al primo posto delle sue occupazioni, oppure fa un discorso di bottega, per cui in base alle sue convenienze sceglie o meno di partecipare ad una iniziativa importante, sempre salutata dai Pontefici?

“Le premesse non erano delle migliori, dopo l’acquazzone che fino a ora di pranzo aveva innaffiato la Capitale. Ma le migliaia di persone arrivate a piazza della Repubblica nel primo pomeriggio per la VII edizione della Marcia nazionale per la Vita trovano un sole splendente. Coppie giovani coi passeggini, anziani, bambini su un trenino gommato, giovani suore, seminaristi, sacerdoti. Bandiere, striscioni e cori mischiati a rosari, icone mariane e crocifissi. Ave marie – in latino come in arabo – e slogan allegri. Ragazze con la faccia dipinta e giovani sacerdoti con la talare. Le tante anime del popolo pro-life colorano un lungo corteo di diverse migliaia di persone”, così scriveva il quotidiano dei vescovi Avvenire neppure un anno fa, il 20 maggio 2017…

Non resta che esprimere un vivo rammarico verso la scelta dell’attuale Presidente del Movimento per la Vita. Nel campo del Signore ci sono molte dimore, e ognuno può e deve seguire la propria strada. Ma ostacolare la strada a chi lotta ogni giorno per la difesa della vita, in un contesto che non è facile né per noi né per il Movimento della Vita e i suoi lodevoli Centri di aiuto alla vita, non è un bel gesto né di unità, né di fraternità cristiana. (Veronica Rasponi)