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Comunicato

Il  Comitato per la Marcia Nazionale per la Vita si è sciolto, dopo la decima Marcia Nazionale per la vita del 2021, a causa di una diversità interna di posizioni in ordine alla controversa  vicenda della liceità morale dei “vaccini”. L’Associazione Famiglia Domani, proprietaria del marchio Marcia per la Vita, Famiglia Domani l’eredità del lavoro fino ad oggi svolto, ha ritenuto di prendere una pausa e ha visto con favore e interesse il fatto che che altre Organizzazioni, la maggior parte delle quali non avevano mai partecipato alle Marce per la Vita, abbiano deciso di tenere una manifestazione analoga nella forma a quella che per 10 anni è stata organizzata dal disciolto Comitato.  La Marcia per la Vita è nata nel 2011 proprio a causa dall’assenza di iniziative di piazza contro l’aborto, dopo l’introduzione della famigerata legge n. 194, il 22 maggio 1978. Esprimiamo ora la nostra soddisfazione per la discesa in campo di altre associazioni.

Intendiamo però svolgere alcune considerazioni che vi sottoponiamo per una riflessione sul prossimo evento

Per 10 anni la  Marcia Nazionale per la Vita ha affermato la difesa della vita umana innocente dal concepimento alla morte naturale, senza alcuna eccezione, alcuna condizione, alcun compromesso.  Per questo motivo abbiamo esortato a reagire contro ogni normativa contraria alla legge naturale e contro ogni manipolazione mediatica e culturale che la sostenga denunciando pubblicamente tali leggi per la loro intrinseca iniquità che le rende non vincolanti per le coscienze dei singoli. 

Sul piano concreto il più esiziale dei provvedimenti normativi è senza dubbio la legge 194 del 1978, che ha autorizzato l’uccisione deliberata dell’innocente nel grembo materno e che ha prodotto dalla sua approvazione milioni di omicidi e continua a produrne anche ogni giorno in Strutture Pubbliche, spesso a pochi metri da noi. Per questo motivo qualsiasi forma di sostegno alla vita non può che iniziare dalla richiesta di abolire totalmente la legge 194, perché la stessa, anche nei suoi aspetti apparentemente meno nocivi, è costruita per “consentire” la pratica degli aborti e, con la sua stessa esistenza nel panorama normativo, determina nelle coscienze l’errata convinzione che – nel migliore dei casi a certe condizioni-, l’omicidio del bimbo nel grembo materno possa essere tollerato purché  preceduto da un “consenso informato” ovvero da “aiuti pubblici”, che lascino comunque alla donna la facoltà di uccidere la vita custodita all’interno del proprio grembo. 

Questa essendo la drammatica realtà dei fatti, ci auguriamo che la manifestazione di sabato raccolga il vessillo, sventolato nelle vie di Roma per 10 anni, della lotta assoluta alla legge 194. 

Si ripete – ed è vero -che l’aborto è un dramma anche per la madre, ma si dimentica che la sua essenza è l’omicidio in danno di un essere inerme, la cui solo colpa è di non essere voluto e che non ci sono – e non ci possono essere -motivi che lo giustifichino.

Crediamo che questo sia il criterio di valutazione da applicarsi nei confronti di qualsiasi iniziativa a difesa della vita che, pur se mossa da buone intenzioni, se non si focalizzasse principalmente su questo orribile massacro, rischierebbe di rivelarsi mutilata e incompleta e che, lungi dal risvegliare le coscienze, rischierebbe di intorpidirle avviluppandole in discorsi pseudo-politici, e in qualche misura “giustificazionisti”,  senza riaffermare che l’obiettivo più importante anche in questo momento rimane la lotta all’uccisione quotidiana dei nostri bambini che avviene negli Ospedali e, purtroppo, anche tra le mura domestiche, dopo l’autorizzazione della pillola abortva “del giorno dopo!.

Su questo vi chiediamo di riflettere e su questo giudicheremo la manifestazione del 21 maggio, cui parteciperemo a titolo personale ed a cui auguriamo il successo, sperando che gli organizzatori vogliano farsi paladini della difesa dell’innocente, ribadendo la richiesta di abrogazione della infame legge 194.